Critica di Massimo Campaci (Kranix) | Venezia

“Maurizio Boscheri” di Massimo Campaci (Kranix)

Strano imbattersi in opere d’arte che ritraggono animali. Curioso rispetto l’evoluzione poetica dell’arte di oggi, per la sottile sensibilità che lascia trasparire, per la determinante decorativa ancorata alla still life, per l’insistita linea figurativa. Eppure, in questo stupore istintivo lo sguardo tende a non cedere, a non abbandonare il gioco cromatico e le fantasiose location. Subito se ne comprende il motivo: le opere di Maurizio Boscheri sono amenità dell’animo, entrano in contatto con noi lambendo, timide, quella sensibilità armoniosa che ci proietta in spazi sereni, dove la velocità sociale scema a favore di un umore nettamente più godibile, bello se vogliamo.
Il primo impatto quindi è sottolineato dalla stranezza, nella quale l’associazione naif sembra vincere rispetto qualsiasi analisi più nutrita e cerebrale…poi prende forma una lettura diversa, meglio articolata. Le domande prendono forma con veemenza: perché gli animali?; per quale motivo i colori così accesi?; a che scopo sfondi pseudo onirici alternati ad altri prettamente contestualizzanti?; che messaggio si cela in quei soggetti? Tutti quesiti leciti e logici, che maturano nel tempo di un battito di ciglia, mentre ancora perplessi dinnanzi alla forza degli acrilici, si rimane incantati ad osservare le posture degli animali, senza timore, con piacevoli note di entusiasmo.
Ritornano alla memoria quei vecchi album di figurine, quelli che ritraevano con disegni pimpanti, immagini di flora e fauna dal mondo. Il sapore è del ricordo d’infanzia, il giusto mood per accedere nel mondo di Boscheri. Così come allora, si riscopre la ricchezza di felini, rapaci, anfibi, farfalle…come catturati da bolle di sapone che ne esaltano le linee, i colori, la vitalità. Saturi di innumerevoli documentari, ci si riscopre curiosi di voler apprezzare la natura non come è realmente, ma come invece si può vedere, nelle innumerevoli varianti che ogni soggetto umano è in grado di donarle, con quel personale senso della visione che strizza l’occhio alla realtà, ma che poi la deforma seguendo sentieri originali, soggettivi. Queste opere sono il punto di vista di Maurizio Boscheri, sono la sua realtà tradotta in pittura, senza presunzione scientifica, priva di tentativo documentaristico, ma forte della necessità di illustrare con la fermezza di chi ha goduto di determinate situazioni e vuole rendere partecipe l’altro. In questa ottica si abbandona ogni remora e ci si cala nei sentieri avventurosi di cromie e posture, di leggerezze e potenza, di manti vellutati e piume soffici. L’occhio pretende la buona visione: secondo le più accreditate teorie dell’ottocento la continuità morbida delle linee cattura più del segmentato; lo sguardo deve percorrere l’immagine senza subire scatti o interruzioni. E allora cosa c’è di più “unito” delle forme naturali, totalmente prive di spigolature e segmenti? Ma le opere di Boscheri tendono ad andare oltre: non una copia fedele (lascerebbe il tempo che trova) ma la messa in gioco della componente “fantasia” quale tramite per raggiungere al meglio il sentimento del fruitore. La vivacità dei verdi, la radiosità dei gialli, il caldo dei marroni, l’acerbo degli azzurri sono le fondamenta di un mondo innaturale, che per paradosso prende vita nelle forme proprie della natura. Qui la particolare sensibilità dell’artista si cimenta: spazi e colori degni della letteratura fantasy fanno da cornice a soggetti concreti e identificabili. Su questi due piani differenti si instaura quel rapporto “del personale” cui si accennava poco sopra: si concretizza la possibilità di saltare su fronti completamente diversi, uno permeato dalla ricchezza dell’immaginario; l’altro strutturato sulla fedeltà dell’esistente.
Le risposte alle domande poste all’inizio trovano le prime risposte:glia animali? per rappresentare un mondo che esiste, reale, sincero ed onesto.Perché i colori accesi? Perché si vuole descrivere la magia del momento, la meraviglia dell’incontro con il selvaggio. Per quale motivo la diversità di sfondi? Per regalare l’ambiguità dell’interpretazione. Qual è il messaggio? Fermarsi ad osservare con calma, onorare la lentezza in virtù di un accrescimento culturale pro ambiente…un modo semplice ed economico per far fare un salto di qualità alla propria sensibilità.