Laghetti di Egna, Bz - maggio 2003
Nell’immaginario collettivo dei viaggiatori l’Australia è sicuramente la definizione degli antipodi. Un viaggio alla riscoperta dell’essenza umana, a contatto con una natura incontaminata ed ispiratrice. Nel 1996 con Mario, l’amico viaggiatore, partimmo all’avventura, come sempre, consapevoli del fascino misterioso e selvaggio dell’outback australiano, ma ignari del fatto che quel viaggio avrebbe dato un risvolto inaspettato alla mia vita.
Scalo a Sidney, volo interno, direzione Ayers Rock: dall’alto il gigantesco monolito sembra un sassolino conficcato per metà nel terreno, ma è solo un effetto ottico, causato dall’immensità dell’oceano di erbe che si staglia all’orizzonte in tutte le direzioni, anche i monti Olgas, che si trovano nelle vicinanze del monolito, dall’aereo sembrano i cumuli di terra creati dalle talpe. Ci si rende conto però delle proporzioni, assistendo alla levata del sole, proprio in cima all’Ayers Rock. Dopo una marcia d’ore, si parte al buio alle 4 di notte e, dalle creste rocciose, la prospettiva dell’immensità della terra ti investe con un’onda d’urto da toglierti il fiato, e ci si rende conto di quanto siamo piccoli e nudi.
Nei giorni seguenti si è visitato il Nord tropicale, da Cairns a Broome, accampandoci in foreste e boscaglie ricchissime di vita animale e vegetale, nutrendoci avidamente dei profumi e dei suoni selvaggi della vita animale autoctona, unica la mondo, dovuta la percorso evolutivo in solitaria per centinaia di milioni di anni. Fu nel parco nazionale Kakadu, situato al Nord dell’Australia, che vedemmo i primi disegni rupestri fatti dagli aborigeni, e grande fu la sorpresa nell’apprendere che tutti quei puntini erano delle scritture, difatti gli aborigeni non hanno un alfabeto, e si tramandano le storie con questi segni e con dei canti e danze, attraversando i millenni, sempre uguali, fino ai giorni nostri, in simbiosi con la natura.
Tornato a casa, stordito dalle emozioni e dai colori forti dell’Australia, mi sento pervaso da una smania che però non focalizzo, e su insistenza di Mario, inizio a creare, con la tecnica dei puntini, la mia prima tela, e con stupore tutto è chiaro, i puntini escono ora sempre più con forza e chiarezza, tanto da vedere la differenza di esecuzione dall’inizio del quadro alla fine, e in effetti alla fine, il quadro, il mio primo quadro, sembra fatto da più persone.
Oramai però io non sono più lo stesso, è come se si fosse rotta una diga, nelle tele seguenti inserisco gli animali e le piante, dipingo di notte e di giorno e non posso più smettere, se penso che prima di quel viaggio non avevo mai dipinto, non ci credo nemmeno io, e non sapevo neanche dell’esistenza dei colori acrilici, scelti solo per il loro gradevole odore.
Sono passati anni dal mio primo dipinto, che ha visto la luce nel gennaio 1997 (nel 1997 torniamo nuovamente in Australia, per la prima volta torniamo nello stesso paese, proseguendo da Darwin verso Broome, per poi ridiscendere verso Perth, trascorrendo una settimana in un’isola tropicale di sabbia unica al mondo nel suo genere, e questo viaggio imprime ancor più nella mia mente i colori e le emozioni di quel paese meraviglioso).
Il fuoco dell’arte oramai brucia stabilmente, ho lasciato il lavoro, perché la pittura è una ragione di vita, penso che oramai non potrei più tornare indietro, ma è un’avventura incredibile, anche se diventa più introspettiva, e si scopre che si è circondati dai pazzi, tutti corrono verso la luce del successo, abbagliati dai totem scintillanti della macchina nuova, del telefonino, del lusso a tutti costi, e intanto gli esseri viventi, “gli altri”, che io rappresento nelle mie tele se ne stanno andando in silenzio, senza far rumore, per sempre, nell’indifferenza del genere umano, principale fautore di questo ecocidio.
Maurizio Boscheri