Critica di Giancarlo Sciascia e Claudia Evventi

“UOMO ANIMALE” DI GIANCARLO SCIASCIA E CLAUDIA AVVENTI

 

ANIMALE

Nell’estetica di Maurizio Boscheri soffia un respiro di leggerezza, una modalità espressiva capace di aprire parentesi di eternità nella vita di tutti i giorni. Una leggerezza che non sfocia nella vanità non scivola nella superficialità ma racchiude lo stupore di chi sa cogliere la bellezza nei dettagli più minimi.
Nella rappresentazione dei particolari anatomici di animali esotici immersi nel loro ambiente rigoglioso, scopriamo tanti piccoli mondi e osserviamo ogni essere vivente nella sua immediatezza, creature lussureggianti eppure sobrie ed essenziali, leggere appunto.

Il percorso espositivo è scandito in tre momenti.
Prende avvio con le opere recenti, nelle quali la flora e la fauna delle regioni equatoriali/tropicali emergono da una superficie metallica, dall’oro e dall’argento. Il pudore verginale delle specie più rare e sconosciute viene preso in carico con trasporto materno dall’artista. La combinazione di questi due elementi tende a configurare una sorta di mistica animale, quasi a testimoniare tramite l’opera d’arte l’esperienza diretta della dimensione del sacro. Così intesa, ogni creatura animale non risulta fine a se stessa ma incarna una possibilità di scelta, una scelta di cura, di attenzione, atto etico ed estetico. Questi animali sono icone spoglie di psicologismi colti in un istante di sospensione, una tregua dalla giungla della sopravvivenza quotidiana.
Il passaggio centrale ripercorre i microcosmi scoperti in viaggio attraverso l’Asia, l’America e il Madagascar. Insetti in volo, gracidare di rane, schiamazzi di pappagalli e altre creature popolano un Eden abbacinante per ricchezza e bellezza, dove lo sguardo cortese dell’artista rivela l’utopia. Un dono per gli animali e le ragioni della loro necessità naturale.
Per ultimo, è in scena la tensione, il conflitto, il rituale dello scontro/incontro per la vita, per il cibo, per la difesa del territorio: è il teatro della società animale. Istinto, ineluttabilità, fatalità della vita appaiono sotto la veste del “gioco serio”, un gioco in cui gli animali interpretano se stessi, si guardano con occhi di sfida, i maschi si pavoneggiano per suscitare interesse nella femmina corteggiata. Movimenti codificati, antichi eppure sempre nuovi, immediati e decisivi.

La realtà che prende sostanza in questo sviluppo è un tessuto di natura e cultura che nasce dall’elaborazione dell’urgenza interiore più profonda che anima e sommuove l’artista.
Egli ricerca un equilibrio di forme e colori che emuli la natura nella sua sacralità. La sua opera ci dà la possibilità di entrare in relazione con l’animale-icona, di interrogarci e lasciarci guardare a nostra volta. La rappresentazione dei frammenti di vita animale, estremamente concentrati nello spazio e altrettanto dilatati nel tempo, non si traduce in una sterile nostalgia verso un paradiso perduto ma vira nel colore e si trasforma a seconda della percezione di chi li osserva, mostrando alle nostra coscienza gli interrogativi che il mondo naturale non cessa di riprodurre.

Giancarlo Sciascia

UOMO

Era uno di quei bambini appassionatissimi di natura, pieni di curiosità per il mondo animale. Uno di quelli che quasi riescono a immaginare il linguaggio delle bestie, il loro habitat, il carattere, la fisiologia e le qualità delle diverse specie. Capace sin da piccolo di disegnare in modo stupefacente perchè spinto dal bisogno di conoscenza, ha affinato le sue doti sull’interesse per l’ambiente aperto e per gli spazi incontaminati, dove si esprime la natura degli animali, distante dagli uomini e dai contesti urbani. In questi, gli animali che si incontrano stanno al guinzaglio o non distanti da una cuccia, da una stalla, da una gabbia, con l’attenzione comunque rivolta all’uomo, a noi.
Cresce attratto dai luoghi che hanno fatto vivere la sua fantasia nell’infanzia, l’ambiente naturale a cui negli anni ha indirizzato la sua attenzione, con la ricerca e l’impegno militante.
Alla fine degli anni novanta ha dato avvio alla sua carriera artistica come scelta di vita, come atto dovuto a se stesso di liberazione dagli schemi economici e aziendali in cui era inserito con ampi profitti. Si è liberato per istinto e necessità da tutti i vincoli, secondo coscienza, per dedicarsi alla sua vocazione più profonda: l’arte di rappresentare gli animali e il loro mondo, fatto di equilibri vulnerabili, soggetti anche al nostro agire.
Dei molti viaggi compiuti oltreoceano, tiene in memoria e in cuore la descrizione minuziosa del contesto naturale e degli animali che vi abitano, sapendo anche elencare il numero di esemplari di molte specie in via di estinzione. In tutte le sue opere la denuncia in questo senso è sottile, situata nella scelta di cosa rappresentare e celata sotto le mentite spoglie dell’approccio estetico al soggetto, che sono sempre gli animali selvatici nella loro eleganza, perfezione e bellezza.
A dieci anni dal suo inizio, ha elaborato la passionalità e l’istinto in una precisione impeccabile con cui rappresenta la consistenza dei corpi, la forma, i volumi e le pose delle bestie in natura, mimetiche a essa. L’altro elemento su cui si muove la sua ricerca è proprio l’ambiente, la scena in cui stanno gli animali, luogo in cui si esprime la sua visione estetica e la sua evoluzione artistica, svincolata dal vero e trascinata dall’emozione e dall’astrazione dell’idea di animale libero. In questi paesaggi, il colore è sempre armonico ai dettagli del manto, talvolta affine al contesto naturale, dove domina il verde in cui ama rifugiare i suoi occhi. Più spesso, il riferimento è al mondo ideale in cui l’artista vorrebbe collocarli, il luogo incontaminato e paradisiaco della memoria di viaggio filtrato dagli elementi della sua cultura storica e artistica. E’ un mondo di colore psichedelico, distribuito con l’aerografo, figlio del contemporaneo in cui siamo immersi tra immagini digitali, suoni elettronici e campionature dell’era 3D. L’elemento sintetico introduce il moderno e il mondo offuscato e cangiante che creiamo e abitiamo, mentre altrove l’uso dell’oro risponde alla necessità di isolare, celebrare e innalzare. E’ un materiale che impreziosisce e che fa degli animali vere e proprie icone classiche, nè fotografia, nè feticcio.
A cucire i due mondi, animale/umano, soggetto/ambiente, nei suoi quadri, c’è una liana di forme, un intreccio di brillanti o paste dense che rimandano alle vibrazioni del luogo in cui ha trovato la prima ispirazione a fare della sua passione Arte: l’Australia aborigena rivissuta nei cerchi concentrici, che alludono a collane, monili, fiori, tatuaggi, corpi, paesaggi…