Critica di Durrya Kazi

Una delle funzioni dell’arte è fermare il tempo; creare un’interruzione al di là del tempo per guardare e contemplare. L’arte, come il tempo, è sempre in movimento. Un attimo cambia e modifica il precedente. Per costruire la nostra visione del mondo, della natura, delle persone che incontriamo e degli eventi, dipendiamo dalle impressioni contenute nei ricordi. L’arte conserva quelle esperienze non solo temporaneamente ma all’infinito, finché l’opera sopravvive. Questo è il vero potere dell’arte.

Di tutte le creazioni della natura la fauna selvatica è la più sfuggente. I fotografi possono trascorrere anni nel tentativo di catturare un’immagine della fauna selvatica. Mentre il mondo dell’uomo invade progressivamente la natura gli animali, sempre più minacciati, diventano più cauti. Per questo ci sentiamo privilegiati nello scorgere un lupo, le impronte di un leopardo delle nevi, un pavone a distanza.

Maurizio Boscheri ci ha offerto il raro piacere di ammirare la fauna selvatica del Pakistan in tutto il suo magnifico dettaglio. Un omaggio alla squisita bellezza della natura. Boscheri, lavorando con le fotografie fornitegli dal WWF Pakistan, ne ha amorevolmente enfatizzato la bellezza, rimosso le tracce di polvere e luce, e le ha contestualizzante in un mondo di modelli ispirati; quasi a portare la magnificenza della natura nel mondo degli uomini. Ciò ha una risonanza speciale in Pakistan con la sua tradizione di pittura in miniatura, ricamo, amore per il modello e per i colori vibranti.

L’arte ha trovato Boscheri, un artista autodidatta che viene da una piccola città annidata tra le magnifiche montagne del nord d’Italia, nel 1997 all’età di 42 anni. In un’intervista a Tiziana Giammetta (2014) egli racconta: “dopo due viaggi, in Madagascar nel 1995 e in Australia nel 1996, un cambiamento è avvenuto dentro me; la pittura è apparsa all’improvviso”.

Viaggiatore appassionato ha sempre fotografato la natura e il suo lavoro riflette ancora, nella sua attenta composizione e nell’attimo catturato, le lenti della macchina fotografica.

Meditando sulla delicata relazione uomo natura – quest’ultima, come ispirazione, riflessa nei delicati sfondi fatti di tessuti ricamati e a fantasia – egli ci rammenta il nostro elegante lato sensibile. In queste opere l’assenza della natura ci rende consapevoli delle realtà create dall’espansione urbana, dall’industrializzazione e dal consumismo che stanno esaurendo gli spazi incontaminati della natura. Egli ci ricorda che non è solo la terra ad essere occupata in maniera sconsiderata da questa espansione ma un habitat, dove la tigre e la farfalla coesistono. Boscheri, in qualità di rappresentante di tutta l’umanità, è forse quella farfalla che si aggira in ogni tela, una presenza gentile e non minacciosa, e ci suggerisce che per noi è possibile coesistere con la natura.

Per lui queste opere sono “l’espressione dell’intera civiltà”. “Considero il mio lavoro una sorta di catalogo delle forme di vita per i posteri; un tributo alla bellezza e alla perfezione delle forme di vita, delle piante, compresi i fiori e gli insetti”.

Boscheri afferma “Sono solo il “trait d’union” tra il loro ed il nostro mondo”, l’anello di congiunzione oppure il ponte quale è, forse, tutta l’arte.

Il suo lavoro è sia palese sia sottile. Mentre il soggetto è chiaramente presentato, vi sono messaggi simbolici inseriti ovunque nelle sue tele che, come affermato dallo stesso artista, “saranno rivelati solo ad un interprete attento”.                                    

Coloro che rappresentano, invece, “l’indifferenza del genere umano, il principale promotore di questo ecocidio”, incontreranno i dipinti “in silenzio, senza alcun suono”.

Come artista Boscheri afferma di sentire affinità con Van Gogh, Gustav Klimt, Hundertwasser e con il giovane artista fantasy americano Brad Kunkle con il quale condivide la tavolozza esotica e le superfici decorative. A livello di aspirazione vorrebbe essere il James Gould – ornitologo e artista di uccelli del XIX sec. che lavorò con Darwin – dei tempi moderni.

Guardando le sue opere sovviene altresì Henri Rousseau, un altro artista autodidatta che fu affascinato dalla “giungla” senza tuttavia aver avuto, al contrario di Boscheri,  l’opportunità di viaggiare e che ha quindi esplorato la “giungla” all’interno del subconscio piuttosto che nella sua realtà fisica. Ciò nondimeno entrambi parlano di entrare in un sogno simile allo spazio.

In questa mostra Boscheri si concentra sulle specie del Pakistan in pericolo: il Leopardo delle nevi, i Caracal, la Lince, i Lupi grigi, l’Ibex e il Markhor, per quanto riguarda le montagne; il Tragopano occidentale, il Cobra, l’Ubara, il Pavone e il Chukar con riferimento alle pianure e ai deserti. Le Tigri, benché non autoctone del Pakistan, sono state aggiunte in quanto il simbolo maggiormente riconoscibile delle specie in pericolo. Sono invece assenti l’Orso bruno e il Delfino cieco dell’Indo, entrambe specie in pericolo. Del resto l’intenzione di questa mostra non è realizzare una raccolta quanto, piuttosto, presentare all’osservatore il mondo della natura che è possibile trovare, non in qualche terra lontana, ma nelle montagne e nelle vallate del Pakistan.

Il Consolato d’Italia a Karachi, in collaborazione con il WWF Pakistan, ha invitato Maurizio Boscheri a rivolgere ai pakistani, soprattutto a quelli che vivono nelle città, un appello splendidamente efficace: conoscere e auspicabilmente essere stimolati a proteggere questi bellissimi animali.

 

Durrya Kazi, Head department of Visual Studies University of Karachi